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Welcome to Belvedere

Riceviamo e Pubblichiamo un articolo dell’Ing. Davide De Luca:

“Cari amici (e non solo), con l’inizio dell’estate diventa di stretta attualità la parola TURISMO e tutto ciò che ne consegue per il nostro paese. Di discorsi in merito se ne sono fatti, se ne fanno e se ne continueranno a fare, sulla “valorizzazione di X, Y, ecc …”, tutto sacrosanto e giusto! Con questa breve nota voglio comunque richiamare la vostra attenzione su un aspetto che non dovremmo sottovalutare (e mi rivolgo soprattutto ai miei coetanei e a quelli più giovani di me): durante i comizi dell’ultima campagna elettorale ho sentito una cosa che mi ha colpito, una parola chiave che mi ha fatto esclamare tra me e me “Hai ragione!” ed è “CULTURA”! Il termine, naturalmente, va inteso nel suo significato più ampio: non vuol dire essere per forza in grado di recitare la Divina Commedia a memoria sul lungomare, ma di avere conoscenza su ciò che può essere utile alla collettività, ed in questo caso alla nostra attività turistica. Ebbene, a mio modesto avviso, turismo è sinonimo di entrate, di soldi e bisognerebbe capire su quale tipo di turismo effettivamente si vuole puntare. Oggigiorno l’unico turismo in grado di far ripartire questa “industria” è quello straniero (con tutto il rispetto per i nostri amici/parenti che giungono da noi da paesi più o meno vicini), e penso soprattutto a norvegesi, tedeschi, russi, gente che ritroviamo tranquillamente a qualche km di distanza sia a nord che a sud (dietro l’angolo, dunque, qualcuno prima di noi si è già attivato). Ma per essere attrattivi, a parte le bellezze paesaggistiche di cui disponiamo, a parte i servizi che più o meno abbiamo (o potremmo avere), è fondamentale la conoscenza (sinonimo di cultura) della lingua inglese. Le mie esperienze di lavoro e convegni all’estero sono sempre state anche “pubblicitarie” per i nostri paesaggi, e vi garantisco che ogni volta che un collega d’oltralpe vedeva una o più foto di Belvedere, il suo grado di apprezzamento era notevole; evitavo invece di toccare l’argomento sul potenziale grado di disagio che un turista straniero potrebbe incontrare da noi, una volta uscito da un albergo. Questo discorso, dunque, precede ogni altro aspetto di cui spesso si parla (potenziale carenza di servizi, qualità del mare, ecc ..), anzi è esso stesso un servizio (primario), nonché sinonimo di progresso! Fare ciò, naturalmente, non richiede ore o giorni, ma forse un po’ di tempo in più, e ci consentirebbe davvero di valorizzare al massimo ciò per cui discutiamo da tempo (e non devo essere io ad elencare tutte le nostre bellezze, voi le conoscete meglio di me). Per esempio, come mai il sito internet del nostro Comune non può essere anche in lingua inglese? I nostri bar, ristoranti hanno menu e/o materiale informativo anche in lingua inglese? Cari amici, non voglio tediarvi ulteriormente (altrimenti potreste pensare che io sia un “presuntuosino”, come dice qualcuno), ma spero di farvi riflettere. Non mi aspetto la totalità di consensi, anzi qualche critica costruttiva, integrazione/aggiunta, a ciò che ho scritto è sicuramente accettata ed apprezzata… A chi invece sostiene che noi giovani apriamo bocca solo a sproposito, che non si sa “se ci siamo o ci facciamo”, che facciamo ridere quando ci avventuriamo in certi discorsi, ecc …, dico di immaginarsi di avere di fronte un turista straniero e di iniziare un dialogo in inglese: chissà chi farà ridere e chi farà brutta figura …

Concludo, restando sempre in tema di turismo, facendo un grosso in bocca al lupo a tutti i ragazzi che, tra circa un mese e mezzo, saranno impegnati nell’organizzazione di Note di Fuoco, da sempre il nostro vanto estivo!
A presto
Davide”

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